In mille ai funerali dell’assistente capo coordinatore della Polizia Penitenziaria. Una comunità intera si stringe alla famiglia tra cordoglio istituzionale e ricordi di servizio.
Strambino si è fermata ieri per dare l’ultimo saluto ad Alessandro Landriscina, l’agente della Polizia Penitenziaria morto il 7 gennaio scorso in un tragico incidente stradale mentre stava tornando a casa dopo il turno di servizio. Almeno mille persone, tra colleghi, amici, autorità civili e militari e tanti compaesani, hanno partecipato alla cerimonia funebre nella chiesa parrocchiale, trasformando il rito in un momento di grande partecipazione collettiva. La piazza antistante è stata chiusa al traffico per accogliere la folla giunta per rendere omaggio all’agente.

L’omelia è stata officiata dal vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera, che ha invitato i presenti a non lasciare soli i familiari nel portare il dolore per una perdita improvvisa e devastante. La bara, accompagnata dal picchetto d’onore e dalle rose rosse, era coperta dal cappello della divisa e dalla fotografia di Landriscina, simboli del profondo legame con il suo lavoro e con la comunità di colleghi.
L’agente – 51 anni, con una lunga carriera al servizio dello Stato – lascia la moglie Loretta e i figli Michele e Noemi. La sua morte, causata da un grave incidente in cui un altro conducente, poi arrestato per omicidio stradale, ha invaso la corsia opposta lungo la statale mentre Landriscina rientrava a Strambino, ha suscitato cordoglio e reazioni anche oltre i confini locali. La grande partecipazione di amici, colleghi e cittadini ai funerali di ieri è la testimonianza dell’affetto e del rispetto che la comunità ha nutrito per un uomo che ha servito lo Stato con dedizione e professionalità.



