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Lo scontro sull'uranio arricchito rischia già di far saltare la tregua tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump afferma che i circa 440 chili di materiale arricchito al 60% prodotti da Teheran saranno “perfettamente gestiti” dagli Stati Uniti. Teheran, al contrario, rivendica il pieno diritto all’arricchimento e lo inserisce tra i punti del suo piano in 10 punti. Un nodo dirimente che, a sole 24 ore dall’annuncio del cessate il fuoco, crea la prima profonda crepa nell'accordo già in pericolo per i raid di Israele contro il Libano. L'obiettivo principale fissato da Trump all'inizio della guerra era l'eliminazione dell'opzione nucleare per Teheran: "L'Iran non dovrà mai avere armi nucleari". Il presidente americano considera il target sostanzialmente centrato. L'uranio iraniano sarà "perfettamente gestito" nell'ambito dell'accordo di cessate il fuoco, dice Trump soffermandosi sull'aspetto specifico. "Questo elemento sarà perfettamente gestito, altrimenti non avrei accettato l'intesa", afferma. "Gli Stati Uniti lavoreranno a stretto contatto con l'Iran che, secondo le nostre valutazioni, ha attraversato un processo di regime change che si rivelerà molto produttivo", dice Trump in uno dei post esplicativi pubblicati su Truth Social. La soglia del 60%, nel processo di arricchimento, rappresenta uno snodo cruciale: per arrivare al 90%, livello necessario per l'impiego militare dell'uranio, serve uno step relativamente rapido. Per il presidente americano, però, il problema non si pone. Il deposito scelto da Teheran "è da tempo sottoposto a una sorveglianza satellitare molto rigorosa" e "nulla è stato toccato dalla data dell'attacco". Il quadro appare in realtà più fluido rispetto alle affermazioni categoriche dell'inquilino della Casa Bianca. I negoziati terranno conto del piano in 10 punti elaborato dall'Iran per porre fine al conflitto. Nel documento, che secondo Trump rappresenta una base di discussione e non una piattaforma del tutto vincolante, il 'capitolo uranio' si presta a diverse interpretazioni. Nella versione del piano pubblicata in farsi, l'Iran ha incluso anche l'"accettazione dell'arricchimento" per il suo programma nucleare. Questo concetto era assente nelle versioni in inglese condivise dai diplomatici iraniani con alcuni media. La chiusura netta di Trump non può non avere effetti. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, punta il dito contro la "negazione del diritto dell'Iran all'arricchimento dell'uranio, previsto dal sesto dei 10 punti" che dovrebbero costituire la base dei negoziati.
Una mediazione appare complicata, 2 settimane potrebbero non bastare per trovare il punto d'incontro. L'uranio è attualmente "sepolto" e gli Stati Uniti lo stanno "monitorando", dice il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, in conferenza stampa. "Sappiamo esattamente cosa possiedono, e lo sanno anche loro. Ce lo consegneranno, come ha già detto il presidente, e a quel punto lo prenderemo e lo porteremo via", spiega. E se Teheran non consegnerà il materiale? "Se necessario, faremo qualcos'altro da soli, come abbiamo fatto con l'operazione Midnight Hammer, ci riserviamo questa possibilità", aggiunge il numero 1 del Pentagono ricordando i raid condotti a giugno 2025 contro i siti nucleari di Fordow, Isfahan e Natanz.
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