(Adnkronos) – Con il contesto geopolitico attuale, tra guerre e boom dei costi, le mPmi italiane sono sempre più a rischio, anche per la crescente difficoltà nell'accesso al credito. E' lo scenario che 'disegna' in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia, Paolo Ferrè, presidente di Assoconfidi, che rappresenta 67 Confidi (dei quali 19 sono 'Confidi maggiori' o 'vigilati'). I Confidi rappresentati detengono, complessivamente, circa 3,4 miliardi di euro di garanzie in essere rilasciate a favore di circa 380mila micro, piccole e medie imprese. Le garanzie rilasciate dai soli 'Confidi Maggiori' rappresentati ammontano a 2,6 miliardi di euro a favore di circa 270mila micro, piccole e medie imprese.
Presidente Ferrè, che ruolo stanno svolgendo i Confidi oggi a supporto del sistema economico del Paese?
Il sistema dei Confidi rappresenta un’infrastruttura essenziale e un pilastro insostituibile a supporto delle micro, piccole e medie imprese e dei professionisti. I Confidi sono stati e sono ancora oggi attori che agiscono secondo logiche di mutualità e prossimità, fungendo da ponte tra il sistema finanziario e il tessuto produttivo locale. Questa vicinanza ci permette di conoscere le imprese, comprenderne i bisogni reali e accompagnarle in modo efficace nel percorso di accesso al credito. Il ruolo della garanzia privata è però evoluto: i Confidi non sono più solo facilitatori per le micro, piccole e medie imprese dell’accesso al credito, ma anche fornitori di servizi ed erogatori diretti di credito secondo quanto previsto dalle norme introdotte negli ultimi anni. Ma i Confidi, nel corso degli ultimi anni, hanno affrontato importanti trasformazioni collegate proprio all’evoluzione della normativa, e anche del contesto del mercato di riferimento e dei modelli organizzativi ed operativi, che hanno richiesto ingenti investimenti, generando necessarie riflessioni sulla sostenibilità del modello. Per questo riteniamo necessario ampliarne il perimetro operativo, così da renderli ancora più efficaci nel supporto alle imprese.
Dal vostro osservatorio, quali sono le criticità che le mPMI italiane sono costrette ad affrontare, anche in materia di accesso al credito, a causa delle turbolenze geopolitiche in atto?
Le micro e piccole imprese stanno affrontando una crescente difficoltà nell'accesso al credito in un contesto di mercato complesso. A livello nazionale, assistiamo a una profonda trasformazione del sistema bancario, sempre meno presente sui territori e sempre più orientato a relazioni da remoto. Questo rende meno conveniente per le banche gestire operazioni di piccolo importo. A livello mondiale, le turbolenze geopolitiche stanno incidendo in modo significativo su più livelli. Le imprese si confrontano con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, con tensioni nelle catene di approvvigionamento e con una domanda più incerta. Dal punto di vista finanziario, ciò si traduce in una maggiore volatilità dei flussi di cassa e in un peggioramento degli indicatori economico-finanziari, che inevitabilmente influisce sul merito creditizio. A questo si aggiunge un contesto di tassi di interesse più elevati rispetto al recente passato, che rende il credito più oneroso. Le imprese, già strutturalmente più fragili, rischiano quindi di trovarsi in una 'stretta creditizia' proprio nel momento in cui avrebbero maggiore necessità di liquidità e investimenti. In questo contesto il ruolo dei Confidi non è accessorio: è strutturale e sprecare il patrimonio dei Confidi sarebbe un errore strategico.
Nei giorni scorsi, Assoconfidi ha rinnovato l’appello per un intervento legislativo chiaro, sostenibile e proporzionato, che valorizzi il ruolo economico e sociale dei Confidi e superi vincoli ormai anacronistici. Quali sono i punti cardine su cui poggia la vostra posizione?
"La legge quadro di riferimento non riflette più la realtà operativa dei Confidi, creando difficoltà crescenti in termini di redditività e sostenibilità per gli operatori. Il quadro normativo dovrebbe dunque essere proporzionato alla natura e alla dimensione dei Confidi per ampliarne l’operatività al fine di apportare reali benefici in termini di stabilità del sistema. Al contempo, è necessario rafforzare le sinergie con il sistema pubblico di garanzia, così da ampliare la capacità di intervento a favore delle imprese. Importanti modifiche sono state apportate in questo senso ai due principali strumenti pubblici di garanzia. Mi riferisco al Fondo di garanzia e al Fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura. Si tratta di novità che, attraverso la complementarietà della garanzia privata dei Confidi, porteranno benefici effettivi alle micro, piccole e medie imprese, anche quelle più vulnerabili. Un passaggio importante in questa direzione è avvenuto il 21 ottobre scorso, quando in Nona Commissione del Senato è stato espresso parere favorevole a un ordine del giorno che prevede — nelle more dell’attuazione della legge delega richiamata nel Ddl pmi e nella successiva legge annuale sulle pmi — l’istituzione di un tavolo tecnico di confronto tra Istituzioni e mondo Confidi. Occorre dare concreta attuazione a quel tavolo senza indugi. Da parte nostra, noi non vogliamo presentarci con un elenco chiuso di proposte da imporre al tavolo di lavoro. Vogliamo invece costruire insieme soluzioni condivise, pragmatiche, tecnicamente sostenibili. Per questa ragione, garantiamo sin d’ora piena disponibilità e collaborazione operativa per avviare immediatamente questo percorso.
Un appello che giunge in un momento di fondamentale importanza istituzionale: infatti, il disegno di Legge sulle mPMI prevede una delega al Governo per il riordino organico della disciplina del settore delle garanzie, ferma dal 2003. Quali sarebbero i principali benefici per le imprese italiane derivanti da un'auspicata riforma del sistema dei Confidi?
Una riforma organica del sistema dei Confidi potrebbe generare benefici rilevanti e concreti per le imprese. In primo luogo, un miglior accesso al credito, grazie a strumenti di garanzia più efficaci e meglio integrati con il sistema bancario e con i Fondi pubblici che prima ricordavo. In secondo luogo, una maggiore rapidità e flessibilità nelle risposte alle esigenze finanziarie delle imprese, anche attraverso la possibilità di ampliare la concessione di credito diretto. Terzo aspetto, non meno importante, riguarda la possibilità di ampliare i servizi offerti, includendo supporto consulenziale e strumenti innovativi per la gestione finanziaria. Nel complesso, una riforma ben calibrata rafforzerebbe la resilienza delle micro, piccole e medie imprese e la loro capacità di investire, innovare e competere, contribuendo in modo significativo alla crescita economica del Paese. (di Fabio Paluccio)
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Boom costi e stretta creditizia: l’allarme di Assoconfidi per le Mpmi taliane

