La “Signora” di Klimt ospite al Forte di Bard fino al 10 marzo

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Ci si emoziona ad ammirare i dettagli cromatici del Ritratto di “Signora”, forse il quadro più controverso di Gustav Klimt, che richiede un vero e proprio distacco dalla realtà, alla ricerca di quei particolari che ne fanno una delle opere più discusse ed ammirate del Maestro, l’unica tra le tre preziose tele del pittore viennese presenti in Italia ad essere stata acquistata da un collezionista privato. Un quadro, che di fatto, trasuda di mistero: una donna celata e scoperta da una studentessa, un furto inspiegabile da una galleria con il ritrovamento della sola cornice su un tetto, il ritrovamento della tela dopo anni in un sacchetto della spazzatura, tutti elementi che rendono la storia di questo capolavoro affascinante e il dipinto un pezzo unico, e non soltanto per l’aspetto artistico. Andrea Garbetta, responsabile delle mostre Skira, il 30 novembre, in una conferenza stampa, ha parlato dell’esposizione di Bard, visitabile fino al 10 marzo, come di “progetto costruito attorno ad un’opera”, reso possibile anche grazie alla passione di tanti professionisti, primo fra i tanti Corrado Anselmi, l’architetto che ne ha curato gli allestimenti. “Il quadro è il biglietto da visita della città di Piacenza” ha rimarcato, non senza manifestare un pizzico di orgoglio, l’assessore alla Cultura del Comune di Piacenza, Christian Piazza ” e quello di Bard è il primo viaggio fuori casa dopo il ritrovamento”.

La “Signora” inizia il suo tour proprio dalla Valle d’Aosta. Grazie ad Ornella Badery, che con il suo staff ha visto lungo e che non perde occasione per far sì che sul Forte di Bard e sulle sue proposte museali si accendano i fari catalizzando l’attenzione e l’interesse di media, appassionati di arte e visitatori. Si tratta di fatto di una sola opera in esposizione che però ha un forte impatto in termini di visibilità sul polo museale della bassa Valle. “Ci crediamo molto – ha evidenziato Badery, che è Presidente del Comitato che gestisce il Forte – e per questo abbiamo investito molto anche sulla comunicazione. Il nostro obiettivo è fare rete per portare gente al Forte e in Valle”. E con Ritratto di Signora il bersaglio, ci si permetta il termine, sarà indubbiamente centrato. La storia, degno canovaccio per una serie televisiva, del dipinto parla da sé. L’opera in realtà sono due opere, una che si sovrappone all’altra, e tutto questo si può scoprire anche attraverso dei video montaggi proposti alla mostra e grazie ad un Qr code che se inquadrato con uno smartphone permette, attraverso l’utilizzo di un’applicazione collegata a Instagram di scansionare il dipinto e di leggere, come una radiografia ai raggi X le parti che sono state coperte rispetto al ritratto originale. Klimt realizza l’opera nel 1910, poi nel 1916 rifà il quadro con una seconda versione tenendo dell’originale soltanto i connotati del viso. “Perché rimetta mano sul dipinto è un mistero” ha messo in evidenza Lucia Pini, direttrice della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, che ha curato l’esposizione. Probabilmente solo perché la prima versione era rimasta invenduta? Chi lo sa?

Wikipedia riassume perfettamente il travaglio del quadro che viene ritrovato inspiegabilmente in un sacchetto per il pattume, con sparizioni e ritrovamenti dai risvolti misteriosi ed alquanto singolari.

“Acquisito dal collezionista Giuseppe Ricci Oddi nel 1925 da Luigi Scopinich, un’analisi a raggi X effettuata nel 1996 per intuizione della maturanda Claudia Maga rivelò che il ritratto era una versione ridipinta di un lavoro perduto di Klimt, scomparso nel 1917.Il ritratto originale mostrava una donna con un cappello, Ritratto di ragazza. Quest’ultimo venne esposto nel 1912 a Dresda, ed era stato rappresentato solamente nell’illustrazione pubblicata sulla rivista Velhagen & Klasings Monatshefte (XXXII-XXXIII. 1917-18, p. 32).

Il dipinto è stato ufficialmente smarrito il 22 febbraio 1997, poco prima di una mostra speciale in galleria, durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio. Il furto avvenne qualche giorno prima e la sua cornice fu lasciata sui tetti dell’edificio.

Nell’aprile 1997, la polizia scoprì un falso del quadro a Ventimiglia, in un pacchetto indirizzato all’ex Presidente del Consiglio dei ministri italiano Bettino Craxi che era a Hammamet, in Tunisia. Il caso venne riaperto nel 2014.

Nel dicembre 2019, 23 anni dopo il furto, 3 giardinieri della Globo Dimensione Verde, incaricati di tagliare l’edera arrampicante dalla parete retrostante la Galleria d’arte moderna Ricci Oddi hanno scoperto la presenza di una botola al cui interno, oltre a vari rifiuti, era stato posizionato un sacco dell’immondizia nero contenente il dipinto trafugato. A metà gennaio 2020 il dipinto è stato autenticato, è esposto dal 28 novembre 2020 presso la Galleria di arte moderna Ricci Oddi di Piacenza”.

Ora Piacenza l’ha prestato alla Valle d’Aosta e lo si potrà ammirare fino al 10 marzo nella mostra “Le avventure di un capolavoro”.

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