L’attività di estrazione del pregiato marmo verde di Issogne, nel cuore della Valle d’Aosta, è al centro di un’indagine giudiziaria complessa che ha portato alla chiusura delle indagini da parte della Procura di Aosta.
Le acquisizioni patrimoniali, iniziate all’inizio dell’anno, hanno coinvolto diverse realtà estrattive, delineando un quadro di possibili criticità gestionali e ambientali.
L’avviso di conclusione delle indagini è stato formalmente notificato a sei figure chiave, connesse alle cave Verde Alpi, disposta alla dissequestro, e Priod-Savino, attualmente soggetta a restrizioni patrimoniali.
I soggetti coinvolti sono Marino, Renato e Christian Dal Bosco, amministratori e gestori della Verde Alpi, e Attilio e Nicolò Bencaster, proprietari e responsabili della cava Priod-Savino, affiancati dal tecnico Fabio Croatto, figura professionale cruciale nella valutazione delle tecniche estrattive e della sicurezza del lavoro.
Le accuse mosse ai diretti interessati spaziano dalla presunta violazione delle normative in materia di sicurezza sul lavoro – un aspetto di primaria importanza in ambienti di estrazione che presentano intrinseci rischi – all’inosservanza delle procedure relative all’estrazione del marmo, con possibili ripercussioni sull’integrità del patrimonio geologico e sulla tutela del paesaggio alpino.
L’accusa solleva dubbi sulla corretta implementazione di protocolli preventivi volti a minimizzare il rischio di infortuni, elementi fondamentali per garantire la salvaguardia della salute dei lavoratori impiegati nelle attività estrattive.
Parallelamente, la posizione di un dirigente regionale, inizialmente coinvolto nell’inchiesta, è stata separata e si prospetta l’archiviazione, suggerendo un possibile depauperamento della responsabilità a livello amministrativo.
Gli indagati hanno ora venti giorni per esercitare il diritto di presentare memorie difensive e di essere interrogati.
Un settimo soggetto, subappaltatore dell’attività estrattiva presso la cava Priod-Savino, ha scelto la via della patteggiamento, concordando una pena di due mesi, una decisione che potrebbe fornire elementi utili per l’ulteriore sviluppo delle indagini.
La vicenda trae origine da una segnalazione presentata all’autunno precedente, innescando un’attività investigativa che ha rivelato la presenza di fibre di amianto durante le operazioni di estrazione del marmo verde.
La scoperta, di notevole gravità, evidenzia potenziali rischi per la salute pubblica e per l’ambiente, richiedendo un’analisi approfondita delle procedure e dei controlli adottati.
L’inchiesta, condotta congiuntamente dal Gruppo Carabinieri di Aosta e dal Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Torino, ha beneficiato del supporto tecnico-scientifico di Arpa Valle d’Aosta, Arpa Liguria e Piemonte.
La collaborazione interregionale sottolinea la rilevanza transfrontaliera delle problematiche ambientali e la necessità di un approccio coordinato per la gestione del rischio e la tutela del territorio.
L’indagine pone interrogativi cruciali sulla sostenibilità delle attività estrattive, sulla responsabilità delle imprese e sulla necessità di rafforzare i controlli per garantire la conformità alle normative ambientali e di sicurezza, preservando al contempo il patrimonio geologico e paesaggistico della Valle d’Aosta.
