È morta Nathalie Baye, musa di Truffaut e dei registi della Nouvelle Vague

(Adnkronos) –
È morta Nathalie Baye, una delle figure più luminose e riconoscibili del cinema francese contemporaneo. Aveva 77 anni. A confermare la scomparsa, avvenuta venerdì sera, è stata la famiglia.  L’attrice soffriva da tempo della demenza a corpi di Lewy, una patologia neurodegenerativa che unisce sintomi simili a quelli dell’Alzheimer e del Parkinson e che negli ultimi mesi aveva aggravato sensibilmente le sue condizioni di salute. Con oltre cinquant’anni di carriera e circa un centinaio di film all’attivo, Baye è stata protagonista tra cinema d’autore, grandi produzioni internazionali e collaborazioni con alcuni dei più importanti registi della storia del cinema europeo. Nata a Mainneville il 6 luglio 1948, Nathalie Baye aveva iniziato il suo percorso artistico dalla danza, studiata a partire dai quattordici anni nel Principato di Monaco. Dopo un’esperienza negli Stati Uniti con una compagnia di ballo, aveva scelto di dedicarsi alla recitazione, formandosi al Conservatoire national supérieur d’art dramatique di Parigi, dove si era diplomata nel 1972. Il suo debutto cinematografico arriva nei primi anni Settanta, in un contesto straordinariamente fertile per il cinema francese. Tra le prime apparizioni figura "Effetto notte" (1973) di François Truffaut, film-simbolo del cinema nel cinema, che segna l’inizio di un legame artistico destinato a consolidarsi negli anni. Con lo stesso regista avrebbe poi lavorato anche in "L’uomo che amava le donne" (1977) e "La camera verde" (1978). Il suo nome si lega presto ai grandi autori della Nouvelle Vague e del cinema d’autore europeo: Jean-Luc Godard la dirige in "Si salvi chi può (la vita)" (1980) e in "Detective" (1985), mentre Bertrand Tavernier la vuole in "Una settimana di vacanze" (1980). Con Claude Sautet recita in "Mado" (1976), contribuendo a definire un’epoca del cinema francese segnata da introspezione e realismo emotivo.  La carriera di Nathalie Baye è costellata di riconoscimenti. Ha vinto il Premio César come migliore attrice protagonista per "La spiata" (1982) e per "Il giovane tenente" (2005), e come migliore attrice non protagonista per "Si salvi chi può" (la vita) (1980) e "Una strana storia" (1981). A questi si aggiungono la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia per "Una relazione privata" (1999) di Frédéric Fonteyne, una delle sue interpretazioni più intense e intime, e numerosi premi internazionali, tra cui un riconoscimento al Festival di Seattle per "Sciampiste & Co." (1999) di Tonie Marshall, dove offre una prova brillante e ironica nei panni di un’estetista anticonvenzionale. La sua versatilità le ha permesso di attraversare generi e registri diversi senza mai perdere coerenza interpretativa. Dalla commedia al dramma psicologico, Baye ha incarnato una femminilità complessa, mai stereotipata, capace di alternare fragilità e determinazione. Tra i ruoli più amati dal pubblico e dalla critica spicca quello in "Il ritorno di Martin Guerre" (1982) di Daniel Vigne, dove interpreta una donna divisa tra verità e inganno in una vicenda ambientata nella Francia del XVI secolo. Un’interpretazione intensa, che contribuisce al successo internazionale del film. Non meno significativa la partecipazione a "Il fiore del male" (2003) di Claude Chabrol, dove conferma la sua capacità di muoversi con naturalezza nel cinema psicologico e familiare. Negli anni Duemila Nathalie Baye amplia ulteriormente i propri orizzonti, partecipando a produzioni internazionali. Steven Spielberg la dirige in "Prova a prendermi" (2002), dove recita accanto a Leonardo DiCaprio e Tom Hanks, dimostrando la sua capacità di inserirsi con eleganza anche nel cinema hollywoodiano. Successivamente lavora con registi come Xavier Dolan in "Laurence Anyways e il desiderio di una donna" (2012) e "È solo la fine del mondo" (2016), confermando un rapporto privilegiato con il cinema contemporaneo più autoriale e sensibile alle dinamiche familiari e psicologiche.  Secondo molti critici, la sua forza risiedeva nella naturalezza: un’interpretazione mai forzata, capace di rendere credibili tanto i personaggi più fragili quanto quelli più complessi e ambigui. Una qualità che l’ha resa una delle attrici più rispettate del panorama europeo. La vita privata di Nathalie Baye è stata spesso sotto i riflettori, anche per la sua relazione con il cantante Johnny Hallyday, dalla quale è nata la figlia Laura Smet, oggi attrice affermata. Nonostante la notorietà, Baye ha sempre mantenuto una forte discrezione, difendendo con coerenza la propria indipendenza artistica e personale. Negli ultimi anni aveva anche preso posizione su temi sociali e civili, in particolare sul fine vita, firmando nel 2023 un appello pubblico per la riforma della legislazione francese. Un intervento che aveva suscitato dibattito e che rifletteva la sua sensibilità verso le questioni etiche legate alla dignità della persona.  Alla notizia della sua morte, il presidente francese Emmanuel Macron ha ricordato "un'attrice con cui abbiamo amato e sognato", mentre numerosi colleghi hanno sottolineato la sua umanità oltre che il suo talento. L’attore Richard Berry ha condiviso un messaggio commosso, ricordando i momenti condivisi sul set di "La Baule-les-Pins" (1990), mentre altri registi e attori hanno evidenziato la sua eleganza discreta e la sua capacità di incarnare una certa idea del cinema francese: rigoroso, umano, profondamente autentico. (di Paolo Martini) 
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